martedì 17 gennaio 2017

Lo spazio e la luce di Ardea Montebelli


pro manuscripto, Rimini 4 settembre 2016
Canonizzazione di Madre Teresa di Calcutta
 
nota di lettura di AR

Questa plaquette è un inno alla misericordia del Padre che – come troviamo nell’esergo tratto dalla Misericordiae Vultus di papa Francesco – “ci ama e vuole condividere con noi la sua vita”. È dunque poesia d’amore nel senso più alto e più ampio, un amore che si fa vicino e ci capisce molto meglio di quanto noi stessi riusciamo a capirci, così limitati dalle imperfezioni personali e dai condizionamenti sociali, dalle malattie, dai lutti, dai traumi e dalle ferite che caratterizzano la condizione umana intrisa di bellezza ma costantemente insidiata dal maligno. A questo amore misericordioso che si è reso visibile in Cristo, Ardea si rivolge  con versi-preghiera di grande eleganza e trasporto fiducioso, icastici ed empatici al tempo stesso: «Il male che ci affligge / nella quotidiana cura / conduce a Te / inconsapevolmente». Le poesie, costellate di aforismi, sono precedute da citazioni dal libro della Sapienza e ci donano la luce di una voce ardente perché sa farsi infiammare dalla Parola e sa riconoscerla negli incontri quotidiani con le persone, specie se fragili, bisognose, neglette; anche nelle persone più dimenticate e “improbabili” l’occhio della fede può riconoscere in umiltà un nucleo infinito di bellezza: «Facendomi obbediente / mi adagio / e Ti chiedo / il senso della vita». Sono gli ultimi versi di quest’opera che irradia di luce anche gli angoli oscuri e difficili: «Superare le cadute / le giustificazioni personali / gli ostacoli che umiliano» e ci invita a farci sorprendere  («Lo stupore in un attimo / si allarga») da un preludio di luce che è già ora un assaggio di paradiso se ci rendiamo conto che: «Un mistero / scuote e provoca / le impronte inconfondibili / dei passi» e che «Il perdono / è come una gran festa».

lunedì 16 gennaio 2017

Giancarlo Sissa: L'invisibile disagio

Cari Amici, cari Autori, cari Editori,
 
ecco qui sotto il Comunicato Stampa della Rassegna di Scrittura Sociale “L'invisibile disagio”. Se potete fate girare ai vostri contatti. Grazie di cuore e a presto,  
Giancarlo

 

“L’INVISIBILE DISAGIO”

(RASSEGNA DI SCRITTURA SOCIALE)
a cura di Giancarlo Sissa
La quotidianità del disagio nella scrittura di relazione


“Dopo quasi tre decenni di lavoro nel sociale sono convinto che sia venuto il tempo di proporre e ribadire l’importanza di una lettura e di una letteratura del quotidiano non arresa, solidale e di concreta adesione alla vita delle persone che ogni giorno vivono condizioni di fragilità e di disagio sia sociale che psichico, sia economico che di genere. La scrittura può raccontare il disagio (con la disarmata intensità del diario, dei versi di una poesia o delle tessiture rappresentative della prosa) e svelare la silenziosa emarginazione del quotidiano perché la scrittura riconosce i legami invisibili fra le cose del mondo e crea le ipotesi fruttuose della relazione e del dialogo con se stessi e con gli altri, libera il dolore dagli stereotipi di cui è prigioniero, propone libertà.”
(Giancarlo Sissa)

 Tre incontri dedicati alla scrittura in prosa e in versi “del sociale” presso la Libreria Irnerio Ubik, via Irnerio 27, Bologna. Con il patrocinio del Comitato tecnico scientifico di Ancora servizi coop. soc che si occupa di servizi nell’ambito dell’età anziana, della psichiatria e disabilità e dei minori.


martedì 7 febbraio 2017 ore 18,00

"Non ti curar di me se il cuor ti manca" (1 e 2) di AAVV Ed. Qudulibri (2015-2016)
(poesia e psichiatria in dialogo)
da un'idea del poeta e operatore sociale Roberto Ferrari, per il secondo anno consecutivo (l'anno scorso 11 e quest'anno 22) poeti raccolgono loro composizioni inedite in onore della Giornata Mondiale della Salute Mentale - quest'anno hanno scritto, fra gli altri: Alessandra Flores D'Arcais, Fabio Franzin (prefazione), Giovanni Fierro, Rossella Renzi, Giuseppe Nibali, Luca Mozzachiodi, Patrizia Dughero, Piero Simon Ostan. La prima plaquette è stata presentata lo scorso anno a Gorizia, Udine e Portogruaro con un incredibile presenza di pubblico (a dimostrazione del fatto che parlare di Salute Mentale è molto importante e che la gente lo sa). Per l'occasione leggeranno alcuni dei poeti partecipanti all'impresa;


martedì 21 febbraio 2017 ore 18,00

“Ricordi di alzheimer” di Alberto Bertoni Ed. Book Editore (2016) – (l’Alzheimer: la reciprocità infranta nella scrittura del poeta)
L’Alzheimer come metafora della dissolvenza della vita – il critico e poeta Alberto Bertoni racconta in versi gli ultimi anni e il silenzioso addio al padre colpito dal morbo – il libro è giunto, cosa straordinaria per un’opera di poesia italiana contemporanea, alla sua terza edizione.

martedì 7 marzo 2017 ore 18,00

"Leila della tempesta" di Ignazio De Francesco Ed. Zikkaron (2016) – (il carcere come laboratorio d’incontro fra culture)
Ignazio De Francesco è un monaco (dei poveri e nobilissimi di Montesole, dossettiani), eminente arabista, lavora con le detenute e i detenuti arabi presso il carcere di Bologna. "Leila della tempesta" (opera teatrale e di testimonianza) è la storia del suo incontro e del suo dialogo con una detenuta araba incarcerata per gravi reati di droga. Il testo è stato portata in scena inizialmente da Giancarlo Sissa e da Serena Dibiase in forma di spettacolo-conferenza e ora da Alessandro Berti e Sara Cianfriglia in un adattamento teatrale vero proprio.
 

Giancarlo Sissa
Poeta e traduttore, attivo in ambito sociale come educatore e formatore, ha pubblicato “Laureola(1997), “Prima della tac e altre poesie” (1998), “Il mestiere dell'educatore” (2002), “Manuale d'insonnia” (2004),Il bambino perfetto” (2008), “Autoritratto (poesie 1990-2012)” (2015) e “Persona minore” (2015). È presente in numerose antologie nazionali e le sue poesie sono tradotte in diverse lingue europee. Nel 2004 ha ideato e curato “Poesia a Bologna”, raccolta di scritti autobiografici di diversi autori. Ha collaborato come diarista e attore con il Teatro delle Ariette. Da anni conduce laboratori di scrittura creativa dedicati alle tematiche dell’autobiografia “professionale” e del silenzio. È presidente dell’Associazione Laboratorio Teatro (in)stabile. Membro del Comitato scientifico del Centro studi Sara Valesio. Fa parte del Direttivo del Festival della Fiaba di Modena.

Commemorazione di Narda Fattori 29-1-17 a San Mauro Pascoli

di Bruno Bartoletti

Narda, oltre ad essere membro dell'Associazione Agostino Venanzio Reali, lo era anche dell'Accademia Pascoliana, il cui presidente Prof. Andrea Battistini chiede una riflessione per commemorarla il giorno domenica 29 gennaio, ore 10, presso la Sala Gramsci di San Mauro Pascoli, in occasione dell'inaugurazione dell'anno accademico. Saremo felici di farlo. Abbiamo fatto insieme questo viaggio presentando il suo ultimo libro – Dispacci – a Santarcangelo, Gatteo e a Cesena. E avevamo nel cassetto il sogno di attivare un corso di ascolto della poesia a primavera. Il viaggio continua perché la poesia resta e i poeti non muoiono.
Ho pensato, considerato l’amore e la passione che Narda nutriva per la poesia e la stima che aveva nei confronti di tutti gli amici con una predilezione particolare per i giovani, di coinvolgere il 29 un paio di ragazzi che Narda amava particolarmente.
Ho ricevuto molti attestati di partecipazione da parte di tutti gli amici, i poeti, i critici, persone conosciute e non – mi piacerebbe ricordare tutti. Ne trascrivo soltanto alcuni:


Alessandra Fichera di anni 22 di Siena
È con grande dolore che ho appreso della morte della poetessa Narda Fattori, conosciuta il 10 aprile 2016 in occasione della Premiazione per il Concorso Letterario “E. Cantone”, giunto alla sua XX edizione grazie al Lions Club di Savignano sul Rubicone.
Ricordo ancora con molta emozione il momento in cui mi è stata presentata da Bartoletti Bruno, e come il loro affetto mi sia arrivato subito al cuore.
Ricordo anche la dolcezza delle parole che mi sono state rivolte in merito alle mie poesie, l’abbraccio caldo in cui mi sono ritrovata; ho percepito una gratitudine profonda e reciproca per l’essersi incontrate e per aver un attimo tessuto un contatto, un contatto fatto di parole.
Grazie Narda, la porterò sempre con me.


Valentina Colonna di anni 27 di Torino
Addio a Narda Fattori, che conobbi cinque anni fa grazie a Bartoletti Bruno e che sempre grazie a Bruno ho potuto ancora rivedere, l'ultima volta a ottobre. Le parole belle, inaspettate, i consigli forti, la sua presenza mentre leggevo, quel parlarmi ancora sulle scale senza finire (nella fretta con tutto il tempo del mondo) e anche il suo insistere, prima di partire, a farmi riempire (con Piera) il pacchettino del cibo per il viaggio per Torino, lo scambio dei libri (e il mio arrivare sempre in ritardo nello scrivere, troppo in ritardo), me li porterò dentro, con la sua poesia e la sua forza, bella. Ciao Narda. https://ci4.googleusercontent.com/proxy/sJT4Q1XWD3gF6yoIDscuU45pZ650peAu6RS6NxNoTdZ_jkX0K0vRHvQNMlHtCahNIJJs4HShHDN0w78BaO3Le16sa6smdDgTC3Q21_vfEb1ouxiS=s0-d-e1-ft#https://www.facebook.com/images/emoji.php/v6/f6c/1/16/2764.png


Giancarlo Fabbri Editore di Forlì
Sono seduto a un tavolino di un bar di Savignano sul Rubicone. Dal cimitero di questa cittadina è partito il feretro di Narda alla volta del camposanto del proprio paese – Sant'Angelo di Gatteo. Di fronte al grande cancello di entrata i presenti si sono stretti, a semicerchio, attorno alla bara della nostra poetessa. Accanto a me c'erano, mesti e ripiegati su loro stessi, gli amici poeti Gianfranco Lauretano, Bruno Bartoletti e Franco Casadei. Una amica di Narda ha letto una poesia della nostra poetessa. Il sindaco ha ricordato la figura della propria concittadina: parole intelligenti e semplici. Il figlio ha pronunciato parole profonde e colme di amore per la sua mamma, ponendo al centro della riflessione la funzione futura della poesia di Narda. L'aria era di un grigio chiaro, quasi festoso. La terra di Pascoli ha accolto questa sua compagna di vita. Questa è stata la terra di Narda, che accoglierà le sue spoglie. E poi la gente del piccolo paese e delle grandi pianure limitrofe, laddove ancora contano le stagione, i lavori silenziosi dei contadini e il canto del gallo all'alba. Qui, cara Narda, avrai la tua pace – felice come un angelo, come un gabbiano del vicino Adriatico.

Paolo Polvani scrittore e poeta di Barletta
Un saluto a una cara amica appena partita per un lungo viaggio, per dirle che non la dimenticheremo.
Ciao Narda!
Che direzione ha preso quella tua risata? dov’è diretta
adesso quella tua guida spericolata che spettinava le strade
da Sogliano sulla utilitaria che aveva il colore e il calore e l’accento della simpatia di cui già ora avverto infinita nostalgia? 
Ti salutano i gatti di Gatteo e i tuoi bambini che ora sono cresciuti, ti salutano i poeti che anche se cresciuti non la smettono mai di restare bambini, e ancora tremano al ricordo della tua risata, di quella guida tua spericolata.


Ivano Mugnaini scrittore e poeta di Pisa
Ho incontrato Narda Fattori a Sant’Arcangelo di Romagna il 22 ottobre scorso. Era la terza volta che le parlavo di persona. Eppure, seduto accanto a lei, io, orso non di rado laconico, mi sentivo allo stesso tempo parente e amico, figlio e compagno di viaggio. Ti guardava fissa negli occhi, dava e chiedeva verità. Pur sapendo sempre capire e in fondo amare allo stesso modo, con la stessa forza, anche l’errore, l'imperfezione.

Questo è il manifesto che come Associazione culturale “Agostino Venanzio Reali” abbiamo fatto preparare:
Con profonda commozione partecipiamo al lutto dei famigliari per la perdita di Narda, nostra cara collaboratrice e amica che ci ha accompagnato per lunghi anni, contribuendo con i suoi preziosi consigli alla divulgazione della cultura, dell'arte e della poesia.
La ricordiamo con i suoi versi: «mi prenderò cura degli spigoli acuti / dei sassi che avete sotto i piedi / sì allora sarò leggera e avrò mani / quante bastano per acconciarvi / come non ho saputo fare prima».

domenica 15 gennaio 2017

Ventidue poeti italiani contemporanei tradotti in spagnolo




Zibaldone. Estudios italianos
vol. V, issue 1, enero 2017




Veintidós poetas para un nuevo milenio 
(antología)

  A cura di Juan Pérez Andrés





(Cassano Magnago, 1963)

Maria Grazia Calandrone 

(Milán, 1964)


Rosaria Lo Russo 

(Florencia, 1964)


Roberto Deidier 

(Roma, 1965)


(Roma, 1965)

(Turín, 1967)

(Florencia, 1967) 

Laura Pugno 

(Roma, 1970)


Elisa Biagini 

(Florencia, 1970)


Gaia Danese 

(Roma, 1971)


Gabriel del Sarto 

(Ronchi, Massa, 1972)


Silvia Caratti 

(Cuneo, 1972)


Mario Fresa 

(Salerno, 1973)


(Borgomanero, 1973)


Anila Hanxhari 

(Durazzo, 1974)


Paolo Maccari 

(Colle Val d’Elsa, 1975)


Fabrizio Bajec 

(Tunisi, 1975)


Federico Italiano 

(Galliate, 1976)


Massimo Gezzi 

(Sant’Elpidio a Mare, 1976)


Lucrezia Lerro 

(Omignano, 1977)


Alberto Pellegatta 

(Milán, 1978)


Matteo Zattoni 

(Forlimpopoli, 1980)














Mario Fresa

Le parole viventi

Modelli di ricerca nella poesia italiana contemporanea































sabato 14 gennaio 2017

“(…) Credo ben / poco all'umana giustizia…”: poesie per il nuovo anno




UNA MIA FOTO DI VITO VECELLIO

Vito, anarchico ribelle proteiforme
parente lontano di Tiziano (almeno
di cognome) di cui porta la barba folta,
brizzolata da saggio proto-biblico
pi profeta che urla nel deserto contro
l’ignoranza, il menefreghismo, il silenzio
totale di persone senza coraggio, ideali
e idee originali pensati con la loro mente
atrofizzata dall’isolamento e dal campa-
nilismo peggio del nichilismo esistenziale.
Nessuno che malattia abbia tarpato le ali
di questa gente tradizionalmente libera,
fiera, orgogliosa della propria latinità.
Forse troppe invasioni? Troppe illusioni
spuntate come tumori maligni che nessun
specialista sa estirpare? Sapessi qualche
risposta la spiaccicherei su tutti i network
sugli smartphone, su ogni corriera capace
di generare l’idea di una  nuova carriera,
nei cervelli semi atrofizzati di tanti, troppi
cadorini. Seguite Vito alle sei di ogni mattina
inoltrarsi nei boschi, scattare le foto che parlano
al cuore come alla mente pronta a captare
l’attimo giusto, quasi perfetto. Poi gira nei mostri
paesi, osserva in silenzio la gente e d’improvviso
si sente un “ciack” – l’artista ha rubato alla natura
un minimo pezzo dell’anima sua. Non conta  per niente
la sua dimensione: il furto è successo. Per qualche
membro di varie tribù Amerindiane si deve fare  un rito
di purificazione  L’artista puro rispetta questo
baratto e ringrazia per ogni dono ottenuto. E questo
anche l’amico Vito Vecellio, lontano fratello
del Tiziano Vecellio nato anche lui in Cadore...

Una geniale psicoterapeuta chiamata Dottor
Kay Redfield Jamison soffre di “bipolarismo”
ha scritto un libro importante sulla natura di questa
malattia, concludendo che tanti fra i più originali
artisti di tutte le età erano bipolari.[1]



LA NUOVA GERLUSALEMME REDUX

                  Absolute power corrupts absolutely …”

God save America … c’è sempre chi perde e chi
vince. “Lavoreremo tutti insieme” proclama l’appena
eletto Presidente degli Stati Uniti ai cittadini della Nuova
Gerusalemme. Putin manda subito un telegramma
a Donald Duck: “sono sicuro che lavoreremo bene
insieme, per il benessere dei due paesi (s’è forse dimen-
ticato del popolo sovrano?)   mentre  sui mercati inter-
nazionali  esplode un movimento spietato: un girotondo
fetale quasi quasi fatale. … Però la Vita vince sempre,
sconfigge anche la morte del bulbo stellare. Dal primo scoppio
del teorizzato Big Bang di Einstein all’avvento del reduxing
Trump (un altro dei tanti  traghettatori dell’orda umana,)
Inesorabilmente riscendiamo di nuovo all’Inferno di Messer
Danton Alighiero – e non Virgilio ma Rudy Giuliani ci ammonisce
di girar  sempre alla destra, accompagnati dal Chief of Staff (un
Fallstaff shakesperiano) e dal Comandante Supremo delle
Forze Armate Americane. Senza dubbio nessuno  si ricorderà
di recitare  “O Capitano mio Capitano” di Walt Whitman. 
Nel party post elettivo una canzone dei Rolling Stones that,
like moss  in a stream gathers  no dust but rather seems muted
to dark sades of grass; it is repeating again and again: “You can’t
always get what you want…[2] Cara mia povera Hillary Clinton
caduta di nuovo, per la terza e forse più tragica volta. Telefona
a Donald Duck (il rivale);  commossa e sottomessa offre le sue
Congratulazioni… poi si ritira di nuovo nell’anonimato subito
dopo la sanguinosa scaccomattanza. …

II.

Chi è Donald Trump? Quello crudo, rude, male-
ducato, razzista, antifemminista della campagna
presidenziale oppure un imprenditore sposato
almeno due volte, fallito sette volte (?) e resuscitato
più fedelmente della sacra Fenice veneziana ? “Sarò
 il Presidente di tutti…” ma dopo non ha specificato
Dove. Come. Quando  Perché. … Ci sarà il tempo
la voglia e lo spazio e soprattutto la resilienza in
Congresso per concretizzare le principali promesse ?
Non credo proprio. Trump è di destra o di sinistra?
Del Nord oppure del Sud ? Ama  il calore del Sole
o preferisce sorella Luna ? Corteggerà solo la dea
fortuna che gira sempre nei suoi casinò Alcune di loro
le avrà conosciute, usate e poi pensionate …libere di
percolate in the far fields of the moonheart.
Conterà  pure qualcosa essere stata  l’eletta per dieci
secondi poi “liberata” dal tycoon padre/padrone seduto
in patriarcali poltrone. Trump farà spesso il pretendente
“in  coelum et in terra”? Farà più la pace o la guerra?
Prego soltanto che qualche volta invochi  pure lui
una divinità che l’ascolta, prima di tutto le suppliche
sue poi  quelle della sua odierna moglie/compagna.

III.

A livello subliminale ascoltando il ronzio delle
molteplici voci trasmesse dai vari canali multi-
mediali, sull’argomento delle elezioni statunitensi
presilenziali, ma dall’inconscio s’è alzato un sospetto
parallelismo D. T. è troppo vicino all’ E. T spilberg-
iano. Pure Trump  è un alieno ? Può darsi,
speriamo di no.  Nell’ Indirizzo ai suoi fedeli
aveva urlato felicemente: “Sarò di tutti.e di nessuno.[3]
Durante la lunga e vergognosa campagna elettorale
ad nauseam  lui ripeteva faremo una muraglia fra noi
e il Messico. Nessun mussulmano passerà i nostri confini.
Donne e bimbi saranno ugualmente protetti (eccetto per
qualche diritto ignorato o dimenticato …). Qualcuno
gli chiede: “che pensa del precetto ideale di essere sempre
“politically correct?”  Carissimo Donald, “cosa pensa del
dovere pagare le tasse statali e federali? Diffatti Trump
s’è definito Post Brexit:  che cosa intende dire con questo?
liberarsi dal girotondo globale ? Non credo le multi-
nazionali americane (la Phyllips Morris, la National
Rifle Association, le Tribù Farma-celtiche, etc., etc., )
saranno d’accordo con lui.
Riguardo all’inquinamento geopolitico sembra
convinto che sia una bufala cinese per continuare
a carbonizzare il loro paese e pure il resto del mondo;
esperimentare con le balene giapponesi; scambiare
automobili e altri giocattoli almeno ogni 6 mesi …
Nel suo “Discorso della Vittoria” (parla Donald): “La
nostra non è stata una campagna elettorale bensì un
Movimento Statunitense mai successo dopo la Guerra
per l’Indipendenza. . La libertà allora tuonò a Fila-
delfia e suona tuttora nel nostro Paese.” Quovadis,
Trumpius?  E continuò,  che gli USA a livello locale,
statale e federale rifarà le infrastrutture necessarie:
ponti, dighe, strade, scuole, ospedali, aeroporti (e
minareti?) poi qualche casinò e altra  struttura. Così
il PIL raddoppierà. Lo stesso vale per l’occupazione
(un nuovo progetto, modificato da quello del Presidente
F. D. R. durante la Crisi del 1924-28, seguita dal Black
Friday del ’38 con il crollo della NewYork Stock Exchange.
Tanta che si era lanciata dalle finestre dei grattacieli ma
senza alcun golden parachute.[4] I sopravissuti hanno impa-
rato a tener duro e lo faranno di nuovo, sempre di nuovo …
ancora di nuovo . …

IV.

A livello di rapporti internazionali/intergalattici voglio
muraglie con tenaglie agguerrite e aguzzi cocci con filo
spinato contro qualsiasi immigrato nato non sul nostro
terreno (niente Jus Solis e neanche del sangue)…voglio
la pura razza statunitense (che mito innocente.fatale !)
E su per le scale del Campidoglio ascoltando le oche/toghe
stramazzare, bere birra, canticchiare , giocare, ballare poi
a notte fonda, davanti alla statua di Abraham Lincoln
farsi il classico spinello, abbozzare una legge ad personam.
Infine a letto  con la segretaria oppure con qualche infermiera
infermiera di passaggio involontario però pronta a qualsiasi
calvario pur di scalare la vetta e oltre il tetto con tette di vetro.
Né Clinton né Trump hanno mai toccato né leccato una splendida
puella,sia sposata sia zitella, ma pure sempre pronta a fare il suo
(in)civile dovere.
KGE Putin gli invia un veloce telegramma  per congratularsi con l’amico D.
T. Insieme formuleranno  un nuovo Axion  e/o giocheranno qualche
partita di golf o di bridge. Quale dei due azzeccherà il prossimo post-
nucleare checkmate?


© Copyright 2016 Adeoato Piazza Nicolai
Vigo di Cadore, 9 novembre (dalle 7,30 alle 13,40)

Questa opera è puramente fittizia. Ogni riferimento  a persone
e/o personaggi reali è casuale, a scopo artistico e non denigratorio



LE NOSTRE STÀLE VUOITE


Le é cuasi dute guoite le stàle de Vigo come tel resto
de l’Oltrepiave e te la gran parte del nostro Cadore.
Tel post-moderno son deventàde ntin massa siore:
desmenteàde de cuanto erone puarete manco de zin-
cuanta àne fà. E de cuanche beeòne n goto de late
nostran ancora ciaudo, daspò che la mare mondea
la Bruna. De cuanche faseone formai e butiro che ne
duràa  par cuatro stagion, anche senza la musica de
Vivaldi, e forse calche dornada de pì. Disea Gesù
Cristo: “Beata la dente puareta” te l’epoca dei puoche
credenti – ma forse da sempre l’è stou proprio cussì
da cuanche i prime cristiane scoltàa con fede la Soa
Parola, guidou da lo Spirito Santo. Ese meo adés girà
par i bar e dì a scanàse tante palanche de vin e mai dì
te la ciesa de San Martin?  O anche passà par le porte
de ciasa e feise vede cioche patoche, co la femena
che spieta che ruone te ciasa senza malori o baruffe
lassade par strada? Forse l’é meo barcamenase senza
premura o bisuoi de fei n miracol particolar, ben oltre
chei che ne fa la nostra mare natura inte le ciase ladine
e anche le ciese del nostro Cadore. …E anche par chei
che no à pi bisuoi neanche de crede al Signor, parché
adés credon de vive meo te sto benedetto Eden ladin.
cadorin, senza nessun paragon te l’intiero nostro pianeta.
spero tanto che prima o daspò rue cassù anche l Papa
Francesco par benedì la nostra dente, e anche i nostre
paese splendenti: avòn veramente tanto ma tanto
bisuoi de fede, speranza e de carità. ….


Copyright 2016 di Adeodato Piazza
Nicolai, Vigo 27 dicembre, 2016.



ARISTOTELE, SULL’AMICIZIA

Gli dei non hanno bisogno di amare
l’uomo, ma l’uomo ne ha bisogno, se
è buono. La comunità politica, la polis,
deve permettere ai cittadini di vivere
bene, in amicizia, tra uguali e anche fra
disuguali (superiori di rango) come i
genitori, gli anziani verso i più giovani.
La polis dovrebbe facilitare “the pursuit
of happiness”. La città/stato ha varie forme
di autogestione: autocratica, demcratica
repubblicana, plutocratica e popolare
mentre il tiranno è la peggiore delle realtà.
L’amicizia fra marito e moglie è una
unione aristocratica quando l’amicizia
fra i fratelli è simile alla costituzione
francese dopo la rivoluzione. Al giorno
d’oggi c’è la pseudocrazia, la burocrazia
la falsocrazia che coltiva la bugia come
verità assoluta. Il tiranno non è mai libero,
ma schiavo della sua stessa illusione del
potere totale camuffato da liberté fraternité,
socialité. Razzismo, comunismo e tanti altri
“ismi” sono forme di auto-schiavismo.

“Se le spole potessero tessere da se stesse
non ci sarebbe bisogno di schiavi”, ma il
capitalismo è sempre una forma di schiavitù,
dalla realtà vissuta nelle Americhe a quella
tuttora nella Cina e altri paesi autoritari/
totalitari dove l’umano è oggetto usa-e-getta
anche senza sepoltura. È come spazzatura
che brucia nella terra dei fuochi, forma
isole plastificate in mezzo al Pacifico,
inquina il nostro pianeta all’infinito finché
tutto sarà finito. E nel frattempo diciamo addio
a ogni nostro caro amico sparito insieme ai dino-
sauri …Addio, mio puro altruismo, oggi vince
il totale egoismo però siamo spesso infelici.

Copyright 2017, di Adeodato Piazza Nicolai
Vigo di Cadore, 8 gennaio 2017, ore 01:15



C’È SEMPRE LA PORTA DI MEZZO

L’inatteso spesso è sospeso
fra l’io, l’altro ed il mare…


Ho eretto un altare alle mie colpe mai perdonate
né cancellate. Taci, zio Freud. Non voglio consigli
che sono conigli lobotizzati e robotizzati, estratti
da qualche cilindro forse inquinato e gia tramortito
se non è morto e pure sepolto. Ho misurato il tuo
viso tirato: occhi celesti annebbiati, pelle sciupata
da troppo sole; mani infangate ma non innocenti,
forse impotenti al chiaro di luna che baluginava nella
mia mente demente, straziata dal poco dormire, dal
tanto soffrire per una cazzata. Al massimo dormo
due ore e mezzo ogni notte, prendo Targin che non
funziona, perciò misuro ogni rumore.
Davanti alla porta sento una gattina graffiare. Sembra
patire di qualche cosa. Apro la porta, lei entra tutta
d’un fiato. La tazza in mano colma dell’acqua rac-
colta dal rubinetto, la metto per terra. Lei si disseta,
incomincia a scodinzolare, fare le fusa, girondolarmi
intorno alle gambe ma qualche cosa le manca ancora.
Tagliuzzo un po’ di formaggio fresco, lo porgo e lei
lo divora con gusto, poi mi lecca le mani protese.
Finito il progetto miagola ancora ed io, malcerto,
riapro la porta; lei di nuovo sparisce nel buio. …

Copyright 2016 di Adeodato Piazza Nicolai
Vigo di Cadore, notte del 27-8 dicembre 2016.






RUA, RUA LA NOSTRA VECIA REDOIA



“Zia Genovefa, che bruto stasera che la Reduoia
no é ruada ancora.” “Sta chieta, sta bona tosata che
anche la Bora va n’giro stanuote ma prima che s’auze 
l’aurora la vien a bussà su dute le ciase, senza desment-
eàse de fermase par chela siora ciamada Chiara Martin
de le Lode (che te ses tu)”. “Ringrazia l Banbin  Gesù
che i te l’à mandàda co n’tin de ciarbon, ma anche con
robe nuoe e tanto bèle, parché te às fato n’tin tavanà
tuoi genitori anche chest’àn. Adès fei na promesa onesta
e sincera, che te mantién fin a chest’autro Nadal, e de si-
guro te rue al primo del prosimo àn. Che bèla scomésa
da  fei con to mare e anche to pare. …”


Copyright 2017 di Adeodato Piazza Nicolai
Vigo di Cadore, 6 gennaio 2017, ore





LA METÀ / POESIA


Le mie strofe si abbracciano: un disordi-
ne equilibrato e mal dettato dalla mente
che si lamenta dell’ egoismo sfrenato. Le
mie rime dimezzate vanno zoppe nella tana
della musa. Lei le studia, le analizza e poi
le scarta come paglia per le fiamme. Las pala-
bras, imbroglione, fanno finta di aver letto
lo zibaldone leopardiano poi si fermano a
Milano per godersi una sfigata (la sfilata?) e
frequentano La Mondatori dove sperano di
incrociare un illustre editore che crede ancora
nella Poiésis – brutta gatta da pelare— per poi
sacrificarla sull’altare dei best seller. … Peter
Sellers se ne infischia di tutto questo casino
letterario/sociale. Gira il mondo portando un
ferale in attesa di qualche prossimo funerale…
mai sapendo la giusta causa. La menopausa
e l’andropausa sono spauracchi fenomenali
per insegnarci la minima briciola di umiltà. O
almeno di sana paura. La nostra struttura
umanoide ricorda l’asteroide che passò vicino
al nostro pianeta. Ben presto dimenticheremo
la strana cometa che festeggiò un altro profeta
mentre la meta-poesia volerà via sull’altra
asteroide che mai più vedremo. …


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Vigo di Cadore, 9 gennaio 2017, ore 13, 09



I TRE GIORNI DELLA BEFANA



Da tre giorni fischia il vento, credo annunci la Befana
che non cala da Tramontana ma si avvicina con El Ghibli,
che un amico mi aveva spiegato, parte da qualche deserto
(non mi ricordo come si chiama, intendo il deserto). Ho
scoperto che questi tre venti non vogliono scoperchiare
le nostre case, le chiese, i fienili e neanche alcune carrozze.
Vogliono risvegliare qualche coscienza troppo assopita
dal consumismo e dal negato razzismo che semplicemente
in alta montagna non esiste proprio per nulla. Così la contano.
Qua c’è solanto un po’ d’ignoranza, di pro-leghismo, di anti-
renzismo ma soprattutto un carcenogeno menefreghismo
 che paralizza l’intero paese. Passato El Ghibli cala la Bora
che gioca alla mora, dimenticandosi di qualche bionda che scia
a Cortina, a Misurina o la Madonna del Bianco Coniglio) Quella
partita è tutta ancora allo scoperto e lo sa bene la bella Trieste
che spesso s’è desta col freddo in tasca e qualche sorpresa da
rosicchiare. … Finita la Bora calerà forse la Tramontana che
ama tanto le nostre montagne, particolarmente le Dolomiti
del Centro Cadore. Non credente, soffro un dolore al singolare
sul giudizio incostituzionale. Come un agente kafkiano m’espongo
al tribunale senza risoluzioni: colpevole sempre di certe colpe senti-
mentali che non conosco. Ma ciò non si accetta come attenuante
sui banchi dell’ingiustizia. Dovrò sperare nella gustizia divina.
Resisto tuttora ma nel frattempo imparo a barcamenarmi solo
soletto nella giungla post diluviana. Grazie ai tre venti  (non solo ai
popolari Voli  canori); adesso rimembro la discesa dello Spirito Santo
sui capi degli Apostoli, abbastanza bloccati dalla paura. Dopo l’evento
andranno in  ogni angolo del  mondo conosciuto a predicare la buona
notizia: il Nazzareno è risorto. Ci vuole bene e noi lo seguiamo, poiché
ci ha presi ognuno per mano, almeno a Vigo: ci condurrà  fino alla fine
dei tempi e del Tempo.

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Vigo di Cadore, 6 gennaio 2017, ore 0202





I POLLLASTRI DELLA POST-POESIA



Post poetastri del pseudomoderno morto
Annegato/impiccato poi resuscitato con l’ultra
avanguardia dei poetry slam: “slam, bang
& thank you man”—sex on the run, pop
Rock, cocaina, anfetamina poi qualche Mina
per neutralizzare ogni danno al sistema.
Tutto fa tema nelle balere dei vip e dei
poco-vip, dei ladri di squadra al capodoglio
al bentivoglio mentre ti frego. Viva l’italia
che mai s’è desta, che sta irredenta in attesa
del duce che ci conduca dritti all’inferno.
C’è poca luce in questo paese pieno di scosse
di corruzione e di pochissima compassione
per i barboni, gli artisti di strada, i senzalavoro:
e chi se ne frega quando lavoro, bevo e faccio
casino che per diritto è il mio destino?  “Brother
can you spare me a dime?  E quanti girano
le loro spalle, senza coscienza? Altri che dicono
son senza soldi e senza lavoro, mentendo appas-
sionatamente? Appena passato l’anno della Mise-
ricordia, sembra che solo Papa Bergoglio abbia
capito il vero messaggio. Tante, troppe persone
lo hanno usato come massagio di purificazione
per anime sporche, cuori indecenti, vite corrotte
e ben sprecate col dio danaro. In quanto all’avaro
che tira diritto per la sua strada, anche per lui
si pronuncerà l’Apocalisse? Chissà. Credo ben
poco all’umana giustizia, cieca o corrotta che sia.
Per quella divina dovrò rimandare all’aldilà.


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Vigo di Cadore, 31 dicembre 2016, ore 04,03




È QUASI MEZZANOTTE



Da tre anni  e mezzo dormo dalle 2 alle 3 ore.
Il resto del tempo/spazio sogno e bisbiglio
messaggi criptati, inconprensibili a tanti ma
principalmente al mio ego. Non credo troppo
all’alter ego, ma un poco di più all’Essenza
dell'Altro. Specialmente del barbone, del pri-
gioniero, del senzatetto, del disoccupato,
dell’ammalato accantonato o cancellato 
dalle cosidette persone praticanti cristiane.
Ci sono troppi mendicanti, padri divorziati
(non sempre loro tutte le colpe; soprusi,
ed abusi); qualche volta anche le mogli o
le compagne, per vari motivi, validi alcuni
 altri banali, affilano frecce mortali …
purtroppo, sempre, soffrono/pagano i figli:
i soli  a patire l’inferno dentro le mura di casa
e dopo scoppiano ira e rancore. Aumentano
rabbia e dolore dentro le  mamme ed i papà –
egocentrifughi senza pietà. Incompetenti,
 pronti a tradire i loro ideali: impegni pro-
messi come quello di amare senza barriere:
Di mezzo ci stanno le sacre carriere che inter-
feriscono con i bambini. Così la battaglia li
taglia,  va avanti fino alla lite finale/fatale.
Tirando le somme, tanti si credono veri falliti e
anche traditi dal poco tempo. Cancellano presto
le scelte fatte/disfatte con troppa fretta, senza
pensare al domani dei figli che crescono nel me-
desimo nido; esiste un mistero oppure un po’ di
speranza che alimenti la loro vita?  Per ora conta
il dio  denaro che regna superbo nel quotidiano.
Il resto tace. Non c’è vera pace non c’è coscienza
che salvi la vita di certe famiglie sul nostro pianeta?
Non ho né sento risposta…


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Vigo di Cadore, 29 dicembre 2016, ore 00,36






I NOSTRI AMICI VERI, PREZIOSI


“Ogn’uno dona al prossimo qualche cosa con
  cui riveste il suo animo e pure il suo corpo…”

         (Forse San Martino di Tours)


Oggi mattina mi sono fermato al Bar Bianco
in Cima Gogna. Mentre guidavo pensavo
agli amici veri, preziosi. Insieme, ieri, abbiamo
preso il tè  al Bar Centrale di Vigo di Cadore.
Usciti, Enzo mi ha abbracciato col modo un po’
brusco come fanno tanti maschi. Lorenza mi ha sus-
surrato gli auguri di Buon Natale, bisbigliandomi
nell’orecchio destro: “Abbi cura di te…”Il suo
alquanto tenero sorriso rispecchiava una tenue
penombra nella luna nascente sopra il Tudaio.
Pian pianino mi sono girato ed incamminato verso il
mio “nido”. Fatto qualche passo sopra il mio Ponte
dei Sospiri, ho aperto la porta. Ma prima ho notato,
sulla veranda, una borsa quasi colma di sorprese:
mandorlato, salame, una bottiglia di spumante,
due pizze pronte per il forno, una bottiglia di Caber-
net Sauvignon: tutto che veniva in Cadore  dai
nostri Colli Euganei.  Che cornocupia inattesa regalata
dai nostri amici. Commosso ho portato tutto oltre
la soglia, incominciato  a svuotare i regali: uno in frigo,
l’altro in dispensa, il vino  nel posto particolare  ecc.,
come saprò ringraziarli? Ancora non so, ma il cuore
sfavilla, la mente scervella  arriverà la risposta sicura.
Solo oggi ho ripescato dalla calotta della memoria
dei sentimenti che uniscono senza bisogno di aprire
la bocca: un’esperienza diffusa di sintonia pura
che non riesco a spiegare. È come un altare a Madre



Natura.  Ora fermo nell’auto che brontola, scrivo
la penultima parola. Il sole dolomitico d’inverno
cala dalla volta del cielo, sembra l’occhio d’un bocia
appena lavato che indossa i vestiti da festa. Riparto
verso Vigo con il cuore innamorato. …


Copyright 2016, di Adeodato Piazza Nicolai, Cima Gogna
e Vigo di Cadore, dalle ore 11,43 alle ore 15,02. 12 dicembre 2016


                 

                  ECCE HOMO


L’uomo senza un amico è come un
puledro senza le gambe, un puro-
sangue senza criniera un patriota
senza bandiera né patria da amare.
Un prete senza l’altare dove poter
celebrare il sacrificio che salva
l’umano e lo conduce al divino.
Un bimbo caduto tra i rovi che piange
implora la mamma, impreca contro
il destino crudele. Ricorda il biblico
re Absalonne impigliato fra i rami
del sicomoro: sconfitto ed abbandonato
anche dal Signore. Tradire il sangue
dei padri è disonore assoluto. …


Copyright 2017 di Adeodato Piazza Nicolai
Vigo di Cadore, 8 gennaio, 2017, ore 7,28




ODE A COSTAUTA




L’illustre poeta nato nel tardo ottocento
e maturato nei primi del novecento aveva
già elogiato la beltà del Catubrium/Cadore.
Oggi vorrei solarmente ludare lo splendore
di Costauta, nel Comelico del Cadore.
Arroccata sull’alto costone roccioso di una
irta collina, richiede al viandante uno sforzo
d’amore speciale per accarezzarne la cima.
Di sorpresa volevo salutare l’amico Lucio Clere
nel nido dov’è nato, dispiegato le sue ali e
tuttora fa crescere le radici di famiglia; Salito
le scle, ho bussato alla sua porta. Nessuno mi ha
 risposto. Scritto  ed infilato un bigliettino
nella loro cassetta della posta e mi sono girato
verso valle per tuffarmi nel calore folgorante
del sole che mi richiamava/indorava ogni
parete delle case abbarbicate, della chiesa
e della scuola elementare (salvata in extremis
dai tagli maledetti dello stato che voleva
pensionarla troppo presto).

Anche i muri delle
strade che annunciano le case dei cittadini
di questa magica realtà brillavano di luce come
diamanti appena trovati e raccolti  dalle sabbie
del Sahara. Le crode dolomitiche anticipavano
l’enrosadira come incanto di quest’isola alloglot-
tona unica, magica e felice. Alcune persone
scendevano dalla piazza verso le scuole per andare
a votare “sì” oppure “no” al Referendum che
pretendeva di “modificare si o no la Costituzione

Italiana?  Più tardi, dopo la mezzanotte, ho sentito
che aveva stravinto la nostra vecchia e stimata
Signora rimasta inviolata da ogni tramaccio volgare
dei poteri forti,banchieri con minimi scrupoli etici
etc., etc. Il popolo muto ha parlato con chiarezza:
la Costituzione per ora non si ritocca. E’ bene che
gli altri Paesi d’Europa rispettino senza commenti
le libere scelte votate dal popolo italiano.
 Scusatemi questo contrattempo. Ritorno all’auto
Per ripetere al contrario la strada che porta a Santo
Stgefano. Ma questa volta ritorno verso Vigo di
Cadore passando per Costalissoio. … L’anello pian
piano è completo. Ringrazio il Signore degli Agnelli
per la magnifica Domenica, metto l’auto nel garage,
salgo le scale (del mio Ponticello dei Sospiri) e bevo
un bicchiare d’acqua fresca cadorina. Grazie di nuovo
per questo dono non annunciato ma tanto tanto amato. …

©2016 di Adeodato Piazza Nicolai /Vigo di Cadore,
Domenica 4 dicembre 2016; dalle 19,14 alle 23,54.



LA SAGGIA e LA BALALAIKA




D’inverno fra la neve brillante ascolto una nota
lontana.  La notte fredda, luna piena e alquanto
gobba e la terra pesa troppo sulle sue fragili spalle.
La splendida vecchia veste di rosso e di nero: un
velo sottile copre il suo pallido viso. Dagli occhi
risplende un avviso: è nato stanotte
un lupo mannaro, si  chiama il Nazzareno.
Non fu mai nato, s’era incastrato in una stella
caduta dal cosmo. Una vergine madre l’avrà partorito
nel rigido gelo di una grotta. Al fianco Giuseppe
scuoteva la testa indeciso, confuso.
Come farà a salvarsi la faccia in mezzo alla folla
curiosa? Maria, dolorosa, già conosceva  il calvario
e la croce annunciati dall’ angelo Gabriele;
e pure il fiele bevuto per riscattare l’umano.
Pastori e re maghi cantano a squarciagola l’osanna
 nell’alto dei cieli.
Erode, furioso, scaglia epiteti alla gente
 impazzita dal vino. Fanno baldoria e casino,
ignoranti che questo evento rivoluzionario è veramente
regale. Angeli adesso sbattono le ali
cantando Gloria in Excelsis mentre lei,
povera donna russa appena emersa dalla foresta, 
cammina sotto le stelle verso  la taiga.
Inizia a suonare la notte sfasata sulla sua balalaika:
è saggia, vecchia e severa, la chiamano zia Lucia
Bukowskaia. Non crede né all’annunciazione
né all’immane precettazione. Diffatti è piuttosto
laica, ride soltanto al suono della balalaika: musica
semplice, pura che spacca il cuore, fa tremare le stalle
e scorre nel sangue come la Moldava che spella
le nostre budella senza sapere perché;
ma lei riconosce che questo amore spacca le ore.
Vuole parlare con ogni persona che incontra
lungo il sentiero. Tutti   la chiamano pazza e bugiarda.
“Vattene a casa, lavati  il viso. Tu maledetta,
ci hai soltanto insultato.” …


Copyright 2017 di Adeodato Piazza Nicolai
Vigo di Cadore, 6 gennaio 2017, ore 21,24
[VERSIONE FINALE, RIVISITATA]



LA VECCHIA E LA BALALAIKA



D’inverno fra la neve brillante ho ascoltato
una nota lontana.  La notte fredda, la luna
piena e alquanto gobba; la terra pesava troppo
sulle sue fragili spalle. La splendida vecchia
vestiva di rosso e di nero: un velo sottile copriva
il viso. Dagli occhi fuggiva un avviso: è nato sta-
notte un lupo mannaro, si chiama il Nazzareno.
non è mai nato, s’è incarnato da qualche stella
caduta dall’alto. La vergine madre l’ha partorito
nel rigido gelo di una misera grotta.  Al fianco
Giuseppe scuote la testa indeciso, confuso. Come
farà a salvarsi la faccia in mezzo alla folla curiosa?
Maria, dolorosa, già conosce il calvario e la croce
annunciati dall’arcangelo Gabriele; e pure il fiele
bevuto per riscattare l’umano. Pastori e re maghi
cantano a squarciagola l’osanna nell’alto dei
cieli. Erode, furioso, scaglia epiteti alla gente
impazzita dal vino. Fanno baldoria e casino, igno-
ranti che questo evento rivoluzionario è veramente
regale. Ora gli angeli sbattono le ali cantando
Gloria in Excelsis mentre lei, povera russa appena
emersa dalla foresta,  cammina sotto le stelle verso
la taiga. Inizia a suonare la notte sfasata sulla propria
balalaika:  è saggia, vecchia e severa, la chiamano zia
Lucia Bukowskaia. Non crede né all’annunciazione
né all’immane precettazione. Difatti è piuttosto
laica, ride soltanto al suono della balalaika: musica
semplice, pura che spacca il cuore, fa tremare le stalle
e scorre nel sangue come la Moldava che fa vibrare le
nostre budella senza sapere perché; ma lei conosce
che questo amore spacca le ore. Vuole parlare con
ogni persona che incontra lungo il sentiero. Tutti 
la chiamano pazza e bugiarda. “Vattene a casa, lavati
il viso. Tu maledetta, ci hai tradito.” …


Copyright 2017 di Adeodato Piazza Nicolai
Vigo di Cadore, 2 gennaio 2017, ore 01,01






[1]
                  [1] Vedi: Touched by Fire (Sfiorato dal fuoco), Alfred A. Knopf, 1999). Si raccomanda, “quando si deve stirare per tante ore, di fermarsi per riposare regolarmente e poi riprendere questo monotono lavoro”. Tanti bipolari hanno personalmente ringraziato la dottoressa per le sue abilissime ricerche in questo campo. (N.d.A.).

[2] Nota canzone dei Rolling Stones: You can’t always get what you want…”  “non puoi sempre avere quello che vuoi …” [traduzione in italiano dell’Autore]
[3] Ironia voluta dall’autore… Nell’originale, “Sarò per tutti o per nessuno….” (NdA).
[4] Per la correttezza delle date storiche di questi eventi particolari l’autore prega il lettore di rivolgersi a una buona enciclopedia, per esempio la Treccani. I golden parachutes sono i soldi che le internazionali danno come premio di pensionamento e/o di mutuamente acconsentita rottura del contratto economico, ai grandi manager.