sabato 8 marzo 2014

Voi che leggete, definitelo poeta!

di Vincenzo D'Alessio


http://www.viacialdini.it/cultura/recensioni/lespressione-del-cuore.html
Nato a Prata di Principato Ultra, in Irpinia, il 15 marzo 1959 Michele Luongo sfugge alla miseria che lo circonda nel 1974 decidendo, con l’aiuto del suo amico professore delle scuole medie, di recarsi a Pescia (Pistoia) dove si iscrive nel Convitto di Agraria specializzandosi in floricoltura.

L’infanzia è costellata di sofferenza: partecipa alla vita dei piccoli paesi dell’Irpinia dove la crisi degli anni Cinquanta e Sessanta spopola intere aree agricole favorendo un forte flusso migratorio verso l’Europa. Il padre non regala molta comprensione. La mamma è l’amore semplice che lo accompagna: scomparirà a settembre del 2013. Nel racconto che lo lega alla sua terra natale ricorda le corse lungo i vicoli stretti, la gioia degli amici di gioco, le poche lire guadagnate comprando le sigarette ai conoscenti seduti al tavolo del bar in piazza.

Fuggire dal dolore e dalla miseria: il pensiero forte che ha preso finalmente il sopravvento e il professore che paga il biglietto del treno per il viaggio. Addio cime verdi dell’Irpinia. Pianto soffocato lungo il viaggio verso il convitto, pochi effetti personali, molta voglia di raggiungere un ruolo che gli avesse offerto autonomia senza clientelismo. Michele Luongo, cresceva lontano dalla sua terra, in lui poco tempo prima si era aperta una ferita dolce che lentamente si faceva più profonda, tanto da trapassare gli occhi e la mente: era la Poesia.

Arriva la maggiore età e l’arruolamento (1977) nell’Arma Benemerita dei Carabinieri, alla quale dedicherà il bellissimo libro testimonianza  Con la fiamma nel cuore (Edizione Akkuaria 2011) lavoro che gli consentirà di girare l’Italia e tornare in Irpinia con maggiore dignità di quando si era dovuto allontanare negli anni precedenti. Il Nostro vive prima a Velletri poi a Trento dove si sposa e avrà due figlie. Il terribile sisma del 23 novembre 1980 lo porta a rimboccarsi le maniche e a dare il suo aiuto disinteressato. Dalla terribile delusione morale e dal dolore fisico scaturiti dalle vicende della ricostruzione post sisma nella sua terra nascerà nell’uomo/ poeta la volontà della testimonianza in due magistrali lavori: Sull’altopiano il vento (Poesie da Bisaccia, 1997) e come Vangelo per i posteri Irpinia terra del Sud (Edizioni Tracce, 2003). Il poeta ha subito in questo periodo di stazionamento in Irpinia persecuzioni, isolamento, attentati alla salute e per finire la separazione dalla famiglia.

Ne fa testimonianza scritta il valoroso critico letterario Paolo Saggese nel suo libro Storia della Poesia Irpina 2 (Edizioni Delta3, 2013): “Questo libro (rif. a Irpinia terra del Sud, ndr) è una summa del pensiero di Michele Luongo, che ha vissuto gli anni Ottanta e Novanta con la speranza, che molti Italiani onesti hanno nutrito, di riscatto e di rigenerazione morale e intellettuale dell’Italia intera, e che probabilmente le cronache recenti contraddicono.”

La ferita (femminile) nell’animo del poeta si fa voce nei versi dedicati all'Amore verso la donna, la madre, la moglie, le amiche d’infanzia. Un Amore archetipo d’innocenza: nascono le raccolte poetiche: Emozioni (1990); Amori invisibili (1996); Un pensiero per te (2000); Bocciolo di Rosa (2003); Ciao Amore (2007).

Ma quest’Amore è la ferita che non rimargina, consuma e si consuma, si dilata e palpita dell’assenza dell’abbraccio che nell’infanzia è mancato. Il male cova nel profondo e aspetta il momento opportuno per colpire: negli anni successivi al Duemila il Nostro è colpito da una grave malattia che mette a repentaglio la sua esistenza. Viene operato e per l’Amore di una donna si salva: la compagna che ha scelto di colmare lentamente la ferita profonda nell’animo del Nostro e le ferita del corpo debilitato dalle troppe battaglie combattute. Ma almeno è salvo!

Oggi vive a Trento, lontano dalla terra madre/matrigna che ha cercato di divorarlo a causa della sua tenace onestà. Lo riporta Paolo Saggese nel suo volume, sopra citato, nelle epistole con i suoi poeti: “(…) l’impressione che ne traiamo, dalla sua storia di vita e intellettuale, è che anch’egli è 'operaio di sogni', come tanti poeti d’Irpinia, forse un idealista che rischia di apparire agli occhi lucidi cinici dominanti un donchisciotte qualunque, e invece, agli occhi di chi ama la poesia e la giustizia, è un testimone di verità e di rettitudine, un uomo, che ha deciso di testimoniare la sua diversità, di compiere battaglie solitarie e nobili, proprio come Giovanni Falcone”.

Voi che leggerete, se vorrete, chiamatelo: poeta!

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