mercoledì 4 gennaio 2017

E mi hai detto: guarda. / Indicavi la foto di mia nonna.

Massimiliano Bardotti, Il Dio che ho incontrato, Nerbini, Firenze, 2016 
recensione di AR


Il distico citato nel titolo apre la poesia a p. 43 che continua così: "Guarda la sua fronte hai detto / è la tua fronte, tua nonna / e i suoi occhi fiammeggianti / che accendono la dimora / dove ora riposa." (ivi). Questa è una luminosa raccolta-album: le persone, i luoghi, gli avvenimenti importanti, gli odori, i ricordi, le pulsioni, le affinità: in sintesi abbiamo in mano un percorso d'amore in versi. Il titolo potrebbe anche essere L'amore che ho incontrato, dato che Dio è amore e si manifesta nell'amore reciproco dei figli dell'uomo che implica anche la custodia del custodia del creato, amore a cui tutti siamo chiamati a corrispondere, specie se siamo stati toccati dalla grazia della Parola-Gesù ("Noi sappiamo di essere passati dalla morte alla vita perché amiamo i fratelli. Chi non ama rimane nella morte. Chiunque odia il proprio fratello è omicida non ha la vita eterna che rimane in lui. Da ciò abbiamo conosciuto l'amore: egli [Gesù Cristo] ha dato la sua vita per noi.", 1Gv 3,14-16, La Bibbia, Ed. San Paolo 2010). Bardotti scrive: "Il Vangelo è alto nei cieli / dove trovo dimora." (p. 71). Queste poesie sono in effetti una confessione in senso agostiniano offrendoci la storia in versi di un incontro (sempre in corso e quindi costituito da una serie di incontri e accadimenti al di sotto dei quali si percepisce una Verità misericordiosa) che ci trasfigura rendendo sempre attuale la rinascita operata dal battesimo. Nel Bardo di Castelfiorentino è sicuramente presente un afflato francescano per l'attenzione alle meraviglie della natura, ai poveri, ai piccoli, ai dimenticati, ai sofferenti, alla perfetta letizia dell'umiltà: "La terra mi parla con franchezza. / Entro scalzo nella sua casa. [come quando si entra in un ambito sacro] / Dimentico il poco che so. / Dimentico il nulla che sono." (p. 12); "Corpo mio che non m'appartieni / riassunto d'universo / in te celebro prigioni / e di ognuna l'evasione." (p. 29); "Se la legge è io, disobbedisci." (p. 32); "Ho dedicato a te, le cose che non sono ancora / come la pietra che nasce domani / dallo sgretolarsi di un'altra pietra." (p. 47).

C'è pure un filone mistico e sapienziale, in queste pagine-breviario ristoratrici (la raccolta si chiude con questo assoluto senario: "In quiete, amore.", p. 103), filone sensibile a suggestioni orientali (oltre che bibliche): "Fin quando questa terra muta resta muta? / Dove sei tu? // Chiudi gli occhi. / Mi vedi?" (p. 14); "E colui che nel buio cerca / sempre trova." (p. 24); "Il Dio che ho incontrato ha occhi conficcati nel luogo / che altri dicono vuoto. / E lì, intreccia le trame / (eterno) Mandala." (p. 34).

C'è un amore grande per il prossimo che va oltre gli affetti personali, i legami famigliari e amicali e include senz'altro il lettore, che si trova abbracciato dalla bellezza delle immagini, incuriosito dai paradossi, provocato dai numerosi passaggi che, usando parole semplici e quasi dimesse, ci invitano a ritornare più volte a rileggerli per assaporarne la profondità, il profumo cangiante e sempre nuovo, la ricchezza nascosta dei rimandi più o meno impliciti alla Scrittura, al pensiero politico-filosofico, ai testi di spiritualità e alla letteratura in genere (dai classici ai contemporanei, anche ai testi invisibili elaborati dai carcerati): "Accade ora, quel che sempre è accaduto. / (una volta è sufficiente) / affinché accada per sempre." (p. 30, v. il qoheletiano "niente di nuovo sotto il sole"); "Orme segrete / prima d'esser battute / tracciano la via al pellegrino." (p. 56); "È con la piega che prende l'erba / quando il vento le dà direzione / che mi piego a te." (p. 59); "Guarda la solitudine del verme / che striscia compassione" (p. 80).

Concludo questo invito alla lettura citando dalla perspicua Presentazione di Carlo Lapucci che segnala come questi versi di Massimiliano Bardotti puntino "direttamente a ciò che è l'essenziale della poesia, la quale è vita che entra nelle parole" (p. 7).

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