La cautela sta nel dirsi le cose / un po' a metà…

Colomba Di Pasquale: Circostanze certe, FaraEditore 2017

recensione di Vincenzo D’Alessio


 
https://www.faraeditore.it/html/filoversi/circostanzecerte.html

Esce con i tipi delle edizioni Fara di Rimini la raccolta poetica di Colomba Di Pasquale che reca come titolo: Circostanze certe.
Andare a fondo sulle “circostanze”, nell’armonia del mondo femminile, è sempre complesso, multiforme. Lo dicono i versi della composizione La cautela, a pag. 33, nella prima delle tre sezioni in cui è suddivisa la raccolta “del ricordare”:

“(…) La cautela sta nel dirsi le cose / un po’ a metà / perché tutte intere significherebbe / non essere cauti ma vulnerabili.”

Un mondo raccontato in versi sciolti con qualche frammento di rima alternata anche nel corpo della poesia; versi ricchi di similitudini, di anafore; armonizzati dalla mancanza di punteggiatura per rendere lieve la lettura; mondo prettamente votato alle circostanze contrastanti del reale, dell’immaginario collettivo, dell’insostenibile leggerezza dell’esistenza.

Il testamento del dettato poetico è esplicito nella poesia eponima della raccolta a pagina 43, che nel finale recita:

“ (…) e perdersi senza disancorarsi / dalle obbligatorie certezze, / quelle che ci riportano ai giorni uguali. / Perché sì, / si può volare, / si può sognare, / ma poi c’è sempre da atterrare, / nell’atterrare evitare di cadere.”

La condizione che le certezze obbligano all’attenzione per non farsi male, in un mondo condiviso con gli uomini, impongono di valutare attentamente le circostanze per atterrare senza cadere:

“(…) si vive per tentativi / per restare vivi” (pag. 47)

Due poesie mi hanno colpito molto per la bellezza che promana dal modo di raccontare la felicità.

La prima è a pag. 25, Elogio dei tuoi piedi: versi che scivolano nella descrizione del soggetto (vedi anche la poesia a pag. 60, Da Viv, e la dedica all’inizio della raccolta: “a Vivian e alle persone gentili della mia vita”), nella tenerezza dell’imprimere a parti del corpo una autonomia giocosa: “(…) Li sposo i tuoi snodati piedi / ogni alba e ogni tramonto / e li passeggio nella veglia / del mio guardarti. / Mi sorrido dentro”. La metafora albero/corpo contenuta in questa stessa poesia.

Ammetto che è particolare l’accostamento di una parte del corpo dell’amato con la callida iunctura: “li passeggio nella veglia”: l’astratto reso concreto.
Bello anche l’accostamento dove la forza dei piedi, che reggono il corpo e permettono i movimenti importanti del moto, viene comparata a quella dell’amore:

“(…) e forte riluce il mio amore per te / e per i tuoi fecondi piedi.”

La seconda poesia è a pag. 31 della raccolta: A contrario, dove l’adesione alla certezza delle circostanze permette un barlume di differenza e di felicità:

“(…) Felice pensai / che bastava cambiare direzione / per vedere più chiaramente, / ossia a contrario.”

Nella raccolta sono elencate molte altre motivazioni con forte tenuta con il titolo.

Ad esempio la poesia a pag. 27, Non sapeva nuotare: è descritta la tragedia dell’immigrato venuto dal Senegal e scomparso nelle acque del mare perché non sapeva nuotare. La poesia Compro oro, a pg.12, che apre la raccolta, dove si specchia la condizione degli immigrati chiamati ad esercitare questo antico mestiere.

Il tema della mancanza di lavoro e della crisi incombente da troppi anni, che sta distruggendo la vita, le speranze e le famiglie di tanti nostri connazionali, viene ripreso nelle poesie a pag. 14, Concorso; Il venditore di telefonini a pag. 19; Crisi econimica a pag. 36; e altri temi ancora.

Chiude la raccolta di Colomba Di Pasquale, risultata tra i vincitori del concorso poetico indetto dalla Casa Editrice Fara di Rimini, Versi con-giurati, la raccolta della poetessa, e in questo caso componente della Giuria del concorso, Anna Ruotolo dal titolo Un cuore e la Balena.

Come la raccolta che precede, il dono dei versi che Anna Ruotolo fa alla Nostra ha tre sezioni: “Prima” , “Dopo” e “Infine” (da pag. 67 a pag. 72). Versi che affrontano la certezza del dolore, le circostanze dell’esistenza universale, mediandole nella metafora della grande “Balena bianca” del racconto di Herman Melville.

Giusto accostamento tra due poetesse che traducono il mondo al femminile con versi carichi della sacralità che compete a chi crea continuità di vita nella maternità, nell’Amore vero verso l’Umanità sofferente continuamente vessata dall’invidia verso la bellezza e la felicità dei più deboli:

“Nella storia, / ogni tanto, / passa enorme / una balena. / A me fa paura. / Ma lei / del mio cuore / paura / non ne aveva.”

La balena ha il dolore delle guerre. Il dolore di chi non ama la diversità umana. Il dolore che manda in frantumi il piccolo cuore azzurro dei Poeti:

“Il mio cuore è lanciato / dentro al mare. Lo vedi, / e non lo vedi più. / Ma chi può sapere fino alla fine… / lascialo andare / e dì solo grazie… grazie…” (pag.70).

Come ogni forza vitale i versi di Ruotolo dichiarano il dolore ma sublimano anche le speranze di chi legge, di chi leggerà questi versi:

“(…) Balena che inghiotti con disgusto / prendi nel vuoto il leggero retrogusto / del raro momento di allegrezza. / La pietra era rossa. / Rossa e carne era la pietra. / Qua il blu è tutto ciò che si vede. / Ma che fosse rossa… / anche la balena, ora, lo crede.” (pag. 72).

Il rosso è il colore del sangue versato, della passione per la continuità della vita, la volontà di restare a combattere in quell’immenso mare che è l’Umanità, tentando di contenere le Circostanze certe.
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